La casa che vorrei. Alla scoperta delle città del futuro.

Consideriamo ancora la casa come un bene di prima necessità? Come sta cambiando il nostro rapporto con lo spazio fisico della casa?

I trend economici, demografici, l’emergenza sanitaria stanno radicalmente cambiando il nostro modo di pensare “casa” e in senso più ampio “città”. Quali gli scenari possibili? Approfondiamo la questione!

Chi abiterà la casa del futuro?

Innanzitutto facciamo un piccolo passo indietro. Chi abiterà le case del futuro? L’andamento demografico italiano mostra che siamo un paese di vecchi, con un basso patrimonio umano di popolazione under 25 e con pochi nuovi nati. L’emergenza Covid ha ulteriormente accentuato alcune dinamiche demografiche e sociali. Si passa più tempo in casa, sia per lavoro sia per motivi di limitata mobilità dovuti alla pandemia stessa.

Una popolazione che cambia ha esigenze abitative diverse. Quante volte in lockdown avresti magari desiderato di avere una casa più ampia, con uno spazio dedicato per lavorare e un giardinetto dove prendere il sole in pausa caffè?

O ancora quante volte avresti voluto una casa senza barriere architettoniche, magari con ascensore o un saliscendi per permettere al papà vecchietto e un pò invalido di andare al negozietto sotto casa autonomamente?

Spazio e sostenibilità.

Quesiti simili sono stati fatti a 22000 persone, grazie alla ricerca dal titolo “La casa che vorrei” condotta da Casa.it.

Quello che emerge è che la casa sarà comunque considerato un bene di prima necessità su cui investire, ma “muterà in misura determinante il rapporto che la gente avrà con essa, in un processo di rivalutazione dello spazio fisico, con una maggiore sensibilità verso le dimensioni e una ricerca di ambienti più grandi, ben connessi e serviti”.

Molto probabilmente alcuni cambiamenti si affermeranno anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria, come i cambiamenti nell’organizzazione del lavoro con tutto quello che implica nella ricomposizione e flessibilità degli spazi abitativi.

Detto in soldoni desideriamo una casa più grande, sostenibile, versatile e senza barriere.

Dalla casa al tessuto urbano. Le proposte dell’architettura.

Se da un lato cambia il concetto di “casa”, dall’altro ne consegue la naturale evoluzione del concetto di “città” e quindi di “tessuto urbano”.

Questo quesito viene ripreso nella Biennale di Venezia 2021, dove appunto l’architetto libanese Hashim Sarkis chiede ai curatori dei vari padiglioni: “How will we live together?” – “Come vivremo assieme?”.

Credit: artribune.com

La Mostra Internazionale comprende opere di 112 partecipanti provenienti da 46 Paesi, ciascuno dei quali fornisce una possibile risposta interpretativa.

Molto interessante la risposta fornita dal Padiglione Italia, a cura dell’architetto Alessandro Melis.

Questo progetto mostra come non ci sia un’unica risposta valida a livello architettonico. Ma occorre unire le forze per diventare comunità resilienti, cioè in grado di affrontare le sfide sociali e climatiche del nostro tempo.

La vera forza del nuovo tessuto urbano sta nella sua capacità di reagire all’insostenibilità delle città moderne e all’eusaribilità delle risorse.

Ne emerge una grossa sfida sia per il mondo dell’architettura e in senso più ampio per il mondo delle costruzioni.

Il PNRR e la città resiliente.

Il concept di “città resiliente” non emerge solo come interpretazione artistica di una mostra, ma si concretizza nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Grazie ad esso il Governo italiano stanzia 107,7 miliardi di euro per gli investimenti che interessano il settore edile. Si tratta, appunto, di circa la metà (48%) dell’intero piano, come nessuno tra i maggiori Stati europei.

Ma quali sono gli interventi previsti? Riguardano soprattutto l’efficienza energetica e la riqualificazione degli edifici, l’alta velocità di rete e manutenzione stradale 4.0. Ma, tra gli altri, ci sono anche fondi per la digitalizzazione, la sicurezza sismica e l’edilizia scolastica.

Lasciando per un attimo stare i tecnicismi, ci stiamo rendendo conto che le città italiane vanno rimesse in sesto e adesso ne abbiamo gli strumenti.

Nonostante la pandemia, le difficoltà economiche, i cambiamenti climatici ci stiamo rendendo conto che si può cambiare, non tagliando i ponti con il passato ma passando attraverso una rinascita.

Una rinascita che parla di case sostenibili, di città ben collegate, di spazi connessi e senza barriere, di scuole sicure e antisismiche. In una parola ci stiamo trasformando in città resilienti.

EdilGo e le città del futuro.

Questa trasformazione carica di responsabilità tutto il settore delle costruzioni. Ma quali strumenti lo possono guidare nell’ardua sfida della ripartenza?

Un grosso aiuto può essere dato dalle tecnologie digitali. Ma per quale scopo possono essere impiegate? Organizzare meglio il lavoro e le risorse umane, gestire la contabilità, il marketing, snellire i processi di logistica e distribuzione prodotto, incrementare la sicurezza informatica, migliorare l’organizzazione interna o di filiera.

Ed è proprio tra le innovazioni per migliorare l’organizzazione interna o di filiera che troviamo EdilGo, software per l’edilizia che automatizza il processo di compravendita di materiali e/o servizi edili. Il mercato dell’edilizia passa così da offline a online. Con edilgo costruttori e fornitori vengono messi in comunicazione in maniera smart, semplice, veloce.

Aiutare le imprese di costruzione a snellire e ottimizzare i loro processi di acquisto significa dare un forte contributo alla rinascita dell’edilizia. E’ un piccolo tassello in più nella realizzazione di quelle che saranno le città del futuro.

Una città del futuro resiliente, innovativa, sostenibile, a misura d’uomo.

EdilGo non è solo un software per l’edilizia. E’ molto di più. Dietro le quinte ci sono persone che si svegliano al mattino con l’obbiettivo non solo di “guadagnare”, ma di offrire un servizio utile e che consenta di avvicinarsi sempre più al modello di casa e di città che desideriamo.

La casa che vorresti è più vicina di quanto puoi immaginare.